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La storia

Il primitivo nucleo abitato, sede del “Vicus Vettiani” (uno dei pochi toponimi trentini documentati dall’epigrafia romana), sarebbe stato ospitato a Soravilla, la zona pianeggiante verso sud, ai piedi della Bastia, dove sono stati rinvenuti numerosi segni della dominazione romana e del passaggio dei Barbari Nel 1527 l’antico villaggio fu eretto al grado di borgo dal principe vescovo Bernardo Clesio per la fedeltà dimostrata dagli abitanti nella guerra rustica. Il documento attestante il fatto è conservato nell’archivio storico comunale.

Elevazione della Villa di Vezzano a Borgo Nei primi decenni del 1500 la rivolta contadina, scoppiata in Germania ed alimentata dalle dottrine luterane, era dilagata anche nel nostro territorio, retto dal principe vescovo Bernardo da Cles. La situazione si era fatta sempre più difficile, al punto che il Clesio era stato costretto a fuggire da Trento ed a cercare rifugio nella rocca di Riva del Garda. Passando attraverso i nostri paesi, in gran parte sollevatisi in rivolta, aveva ottenuto appoggio e protezione dai Vezzanesi, che lo avevano poi scortato fino alla fine del suo viaggio. Conclusa la guerra, il 12 novembre 1527 Bernardo Clesio, riconoscente per l’aiuto ricevuto, fece inviare a Vezzano la pergamena, il cui contenuto è chiaramente comprensibile grazie alla traduzione che ha effettuato il prof. Angelo Amadori, insegnante di storia locale: “Non c’è nulla di più raccomandabile tra gli uomini e che soprattutto convenga al Principe che innalzare con premi proporzionati coloro che sanno di meritarselo, affinché chi ha ben meritato con i suoi servizi ricavi un degno frutto dalle proprie azioni, mentre anche altri, allettati da tali segni di gratitudine, possano emularli con i loro fedeli servizi.  Negli scorsi anni in Germania i sudditi avevano cominciato a ribellarsi contro i loro superiori ecclesiastici e civili e questo flagello era arrivato in questa contea tirolese infestando anche gran parte del nostro Vescovado , nel quale numerosi abitanti di Vezzano, oltre d’Adige, dimostrarono invece di voler restare costantemente fedeli a Noi ad alla nostra Chiesa senza lasciarsi traviare dalle frequenti minacce degli altri fedeli restando giustamente fedeli e obbedendo a Noi ed ai nostri mandati con animo pronto e con devozione non trascurabile; si sono resi così degni della nostra grazia e liberalità.  Perciò in considerazione di questi meriti, dopo attenta deliberazione, abbiamo concesso e concediamo con piena scienza, a norma del presente documento, quanto segue: – Primo –  Poiché è pacifico che essi si distinsero per la loro fedeltà e devozione dagli altri abitanti loro vicini, essi si distingueranno per l’avvenire da quelli con una propria onorificenza; abbiamo ritenuto perciò doveroso concedere alla Comunità la sottoscritta insegna tra quelle particolari della Nostra Casa: uno scudo quadripartito in quattro campi; a destra in alto il leone rosso in campo bianco a sinistra in alto il leone bianco in campo rosso, i colori dei due campi inferiori bianco e rosso contrapposti a quelli superiori in modo che il rosso ed il bianco coincidano trasversalmente con i leoni dei campi inferiori di colore bianco e rosso diversi da quello del rispettivo campo; i leoni devono essere rivolti a destra con la lingua rossa diritta. Ciò si potrà meglio desumere dalla pittura all’uopo predisposta.  La Comunità di Vezzano potrà usare in futuro di questa insegna ed arma senza timore di molestie o di impedimenti.  – Secondo –  Abbiamo inoltre decretato che in futuro essa non sia più indicata in tutti i documenti e le scritture pubbliche come “Villa” ma invece come “Borgo”; gli abitanti potranno costruire, e siano autorizzati, due porte degne della situazione di questo luogo e sulle quali saranno scolpite le nostre insegne donate al Borgo, in una posizione leggermente inferiore.  – Terzo ed ultimo –  Poiché la causa principale della sedizione di molti, alla quale invero affermavano di essere contrari, fu anche l’infedeltà dei Sindici delle Ville e per evitare che altri siano distolti dalla loro fedeltà, e dato che finora Vezzano non ha mai avuto un proprio Sindico, ma quale Comunità è sempre stata soggetta al Sindico di “Pe di Gaza”, in forza del presente documento comandiamo e decretiamo che da oggi e per tutti i tempi futuri gli abitanti del Borgo di Vezzano siano in tutto e per tutto separati da quelli di “pe’ di Gaza”  Essi potranno eleggere e nominare un proprio Sindico e propri officiali, che dovranno come tutti gli altri prestare il solito giuramento nelle nostre mani; questa elezione sarà esente da qualsiasi altro nostro gravame.  Abbiamo ordinato e comandiamo che ciò venga strettamente osservato. Dato a Trento nel nostro Castello del Buon Consiglio il 12 novembre 1527.
Il titolo fu ufficialmente riconosciuto dall’imperatore d’Austria nel 1895. ~ Vezzano fu risparmiato dalla distruzione di Vendome (generale a capo delle truppe dell’esercito napoleonico) nel 1703 e fu occupato, nel 1809, all’epoca dell’insurrezione tirolese di Andrea Hofer, dai Francesi del generale Peyri. In quei tempi i Bavaresi amavano soggiornare nelle ville della “Toresela” e del “Picarel”. Il 15 aprile 1848, i volontari lombardi dei Corpi franchi provenienti dalle Giudicarie entrarono anche a Vezzano, dove inalberarono la bandiera tricolore. Nel 1918 il paese fu prescelto a sede del XX Corpo di armata austriaca del generale Josef von Roth. Vi era pure stabilito il Comando generale della scacchiera operativa dal Monte Baldo all’Adamello posto agli ordini del generale Konnen Horack. Vezzano fu sede di Giudizio distrettuale e poi di Pretura fino al 1931. L’abitato, dal volto rustico-signorile caratterizzato dall’edilizia medioatesina con qualche influenza giudicariese, era in passato sede tradizionale di un buon artigianato, di filande, tintorie e mulini che traevano l’energia dalla Roggia granda, proveniente Naran – territorio ricco di terreni coltivabili situato a nord est dell’abitato; essa si gettava in paese lungo la ripida via Borgo, dove fiorivano gran parte di queste attività. Attualmente il paese è in fase espansiva; infatti dopo i decenni scorsi caratterizzati da emigrazione, soprattutto verso la città, si registra un certo ritorno alla periferia, facilitato dalla veloce percorrenza viaria, dai servizi e dall’ambiente più a misura d’uomo. Finalmente c’è maggior attenzione alla valorizzazione ed al recupero degli alloggi in centro storico, in passato abbandonati; questo fa si che sia salvaguardato il prezioso territorio circostante dalle notevoli valenze ambientali, a vantaggio del centro che rimane molto vitale. In posizione eminente spicca la chiesa dedicata ai Santi Vigilio e Valentino; l’opera in stile neo-gotico è stata eretta nei primi anni del ‘900 dopo l’abbattimento della precedente le cui origini sono ricordate già nel 1200.

Pagina pubblicata Mercoledì, 13 Aprile 2016 - Ultima modifica: Martedì, 24 Maggio 2016
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