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L'ubicazione

Il territorio di Vezzano si colloca nel cuore della Valle dei Laghi ed è separato dalla Valle dell’Adige e da Trento dal Monte Bondone, che li accomuna. Passaggio viario obbligato è la gola del “Bus de Vela” alle porte di Trento, da cui parte la S.S. 45 bis della “Gardesana Occidentale”, principale via di comunicazione tra il capoluogo di Provincia, e il Trentino occidentale.
Il territorio comunale si pone quindi come zona di transito naturale fra Trento (da cui dista 13 chilometri) e il Lago di Garda a sud, e le Dolomiti di Brenta con Madonna di Campiglio ad Ovest.

Verso Nord è chiuso dalla catena del Gazza – Paganella che appartiene in gran parte al Comune di Vezzano, estendendosi sul versante opposto fin quasi al lago di Molveno. Il monte Gazza è caratterizzato da ampie praterie e pascoli fondamentali nei secoli scorsi per la sopravvivenza delle comunità del Pedegazza, basata in gran parte sul taglio del bosco e l’allevamento. Attualmente le antiche baite, che nel passato erano ripari utilizzati nel periodo della fienagione, si sono trasformate in luoghi di villeggiatura per i loro proprietari. È quindi una montagna ancora abitata, vissuta, nella quale sono tuttora attive le malghe di Ranzo e Bael.  L’ambiente è perciò alpino nelle sue parti più elevate, per poi gradatamente giungere, in pochi chilometri, al microclima mediterraneo: dai pini mughi delle cime, ai boschi di faggi, pini, abeti e larici delle pendici dei monti, si passa ai lecci, agli olivi, al rosmarino ed alla coltivazione di viti e ortaggi nelle zone più pianeggianti e soleggiate. In questo ambiente sono inseriti le sette frazioni del Comune da S. Massenza (alt. 255 m/slm) a Vezzano (alt. 386 m/slm), Fraveggio (alt. 437 m/slm), Lon (alt. 552 m/slm), Ciago (alt. 573 m/slm), Ranzo (alt. 739 m/slm) fino a Margone (alt. 951 m/slm), con realtà climatiche molto diverse e conseguentemente diverse vegetazioni spontanee e colture.

Il lago di S. Massenza, condiviso con il Comune di Padergnone, nel passato era decantato come luogo ameno, ed il paese che gli dà il nome fu descritto come laPiccola Nizza de Trent. In tempi recenti, purtroppo, ha subito le offese della modernità; la costruzione della grande centrale di S. Massenza, che ha certamente portato ricchezza e lavoro durante la sua costruzione, ha lasciato sul territorio i segni indelebili dei tralicci, della modificazione delle rive, l’intorbidimento dell’acqua e l’abbassamento della temperatura che ha indotto sensibili trasformazioni climatiche. Negli ultimi anni l’Amministrazione comunale ha trovato degli accordi con i diversi gestori della centrale per restituire agli abitanti della piccola frazione l’accesso alle rive realizzando un piacevole percorso lungo la costa.

Il clima mite e la particolare morfologia consentono al territorio comunale di essere scrigno per colture e produzioni enogastronomiche di pregio. Angolo mediterraneo tra le Alpi, il paesino lacustre di S.Massenza offre una sinfonia gastronomica rara: i caratteristici cavolbroccoli, i tartufi pregiati, la produzione più settentrionale al mondo di oliva da olio sono solo una parte della ricchezza di questa frazione e di tutto il territorio vezzanese. La regina della produzione è la vite. Da essa, dai suoi frutti, si ricavano vini di altissima qualità (Nosiola e Vino Santo su tutti) e le grappe di grande pregio, opera di esperti mastri distillatori. Piccola chicca gastronomica da non sottovalutare la Patata Blu che troviamo nel paesino di Margone, balcone sui laghi e sul Garda, dove insieme al particolare tubero potrete assaporare il valore del silenzio.

 

OROGRAFIA - GEOLOGIA
La Valle, di origine tettonica e successivamente modellata ed incisa dalla esarazione glaciale, è compresa tra montagne calcareo-dolomitiche che scendono a picco sulla destra orografica e più dolcemente sulla sinistra
Una delle tante particolarità geomorfologiche della Valle è l’assenza, nella parte superiore, di un verso e proprio corso d’acqua: solo il fiume Sarca si immette nella Valle a sud di Toblino, proveniente dalla gola del Limarò;
Ma non fu sempre così: il fiume Adige in epoca prequaternaria scorreva attraverso la soglia di Terlago verso la depressione del Garda e sarebbe poi stato catturato da un corso d’acqua di piccola entità, che lo avrebbe deviato verso l’attuale alveo.

La Valle dei Laghi perciò – secondo l’opinione scientifica moderna – appartiene idrograficamente a due bacini distinti: all’Adige la conca di Terlago, al Sarca la rimanente parte; la sella di Gaidoss, che delimita a nord il territorio del Comune di Vezzano, stabilisce lo spartiacque.
Nel nostro territorio sono particolarmente evidenti i segni che i ghiacci quaternari hanno lasciato sulle pendici dei monti nel loro lento scorrere verso il Garda: di grande rilievo le “marmitte dei Giganti“, che si susseguono sulle pendici del monte Castion, ad una quota media di circa 450 m, con un’altitudine massima di 510 m.

Pagina pubblicata Martedì, 24 Maggio 2016
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